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sabato 25 marzo 2017
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Il Teatro Comunale Teatro

La storia del teatro ad Atri è molto antica. Essa risale all'età augustea quando la città di Hatria, nome romano di Atri, vantava un imponente edificio di cui oggi sono ancora visibili le rovine, capace di contenere quasi diecimila spettatori. A partire dal 1776 è documentata la presenza in città di un Teatro Pubblico adiacente alla chiesa di S. Andrea ed al collegio dei Gesuiti che, a causa dei deterioramenti subiti, fa sorgere il desiderio di costruirne uno più adeguato alle nuove esigenze. Del 1857 è la prima proposta, avanzata da una deputazione cittadina, di costruire il teatro con il totale contributi dei cittadini su un'area di proprietà comunale, accanto al carcere circondariale, nell'attuale piazza Duomo. Teatro Piceno era il nome previsto nell'atto notarile. I lavori iniziarono nel 1872 diretti dall'architetto Consorti che aveva rielaborato un vecchio progetto dell'ingegnere tramano Mezzucelli e terminarono l'anno successivo. Passarono diversi anni prima dell'inaugurazione ufficiale avvenuta la sera del 25 aprile 1881 con la messa in scena di "Un ballo in maschera" di Giuseppe Verdi. In quell'occasione il limite di 500 spettatori previsto dalla struttura fu ampiamente superato dal momento che parteciparono all'eventi circa 700 cittadini atriani. L'unico teatro storico del teramano, si trova in pieno centro, di fronte alla cattedrale. Esso viene da molti paragonato, con le dovute distinzioni, alla Scala di Milano e ciò in virtù delle linee sobrie e regolari della facciata che rispondono ai canoni dell'architettura neoclassica. Il prospetto risulta suddiviso in due ordini sovrapposti, dorico e ionico, e a coronamento un analogo frontone grecizzante triangolare. Esso condivide con l'arte di quel periodo la razionalità della progettazione mentre alla fine del settecento risale la forma a ferro di cavallo che doveva rispondere all'esigenza di rivolgersi ad una più ampia cerchia di persone. Ai principi architettonici della fine dell'ottocento si richiamano la disposizione razionale degli stucchi, le decorazioni sobrie, il senso di ordine e l'imitazione dell'impianto di un tempio greco con il timpano triangolare e il balcone al centro della facciata. Di ispirazione classicistica sono anche i particolari: le colonne doriche e ioniche della facciata e gli addobbi del frontone comprendente due cornucopie ai lati dello stemma cittadino. Il Consorti è stato abile nell'inserimento del teatro nel contesto urbano della piazza antistante, riuscendo ad armonizzare la nuova struttura con i palazzi vicini. Il primo ambiente che si trova entrando dalla porta centrale, l'unica vera, è l'atrio che presenta pareti dipinte a marmi variegati e volta con le figure femminili della Poesia e della Musica lirica. Da questo spazio comprendente un caffè-ristorante e il botteghino si accede alla platea e ai palchi. L'interno è costituito da tre ordini di palchi per un totale di 38 palchi e da un loggione con 300 posti a sedere. I palchi presentano intarsi lignei scolpiti a mano realizzati da Raffaele Del Bello e Gerardo Gerardini, dipinti da Pietro Giovanetti e poi indorati da Giuseppe Manaresi. Sopra l'ingresso, al centro del secondo ordine di palchi, si trova il palco d'onore riservato alle autorità. La volta, affrescata dal pittore napoletano Giustino Di Giacomo, presenta un cielo turchino illuminato da luci rosee in cui la musa Euterpe, simbolo di armonia e melodia, è in trionfo su cavalli alati circondata da putti festanti con in mano i diversi strumenti musicali. Dello stesso artista è il telone del palcoscenico raffigurante "L'imperatore Adriano che assiste al rogo dei libri dei debiti delle province". Ai lati della bocca d'opera troviamo i ritratti i quattro rappresentanti illustri del teatro italiano: Verdi, Rossigni, Goldoni e Alfieri in chiaroscuro, in forte contrasto con il tripudio di colori. Al centro si trova l'orologio realizzato da Luigi Orlando, atriano. L'intera opera lignea dalla platea ai palchi, dal loggione al palcoscenico è dovuta a Vincenzo Nini che aveva già esperienza nella costruzione di teatri come quello di Senigallia, di Ancona, di Venezia e di Bologna. Il progetto iniziale prevedeva un ampio atrio con il caffè a testimoniare la volontà di fare del teatro un elemento del tessuto urbano che è stato fondamentale nella vita sociale ospitando diversi eventi eccezionali come la rappresentazione del Rigoletto di Verdi nel 1886, la prima della Carmen di Giorgio Bizet nel 1887 e il debutto della Grande Banda Musicale di Atri nel 1948. In tutta la sua vita il teatro ha visto di tutto: prosa, lirica, concerti, saggi scolastici, veglioni di Carnevale, feste di fine anno, comizi elettorali, feste d'addio, commemorazioni dei caduti di guerra che si svolgevano quasi sempre nel foyer, una vasta sala collocata sopra l'atrio destinata a scopi culturali e illuminata da tre grandi finestroni. Nel 1944 il teatro ha fatto da dormitorio alle truppe inglesi. Dal 1939 al 1948 è stato trasformato in sala cinematografica conoscendo un periodo di degrado. Ci sono stati diversi periodi di decadenza o a causa della guerra o a causa dei restauri, quello del '56, del '62 e l'ultimo degli anni ottanta.

Nel corso degli anni Ottanta, a seguito di un importante intervento di restauro, il teatro è stato riaperto al pubblico, e da allora è tornato alla sua originaria funzione culturale.

Bibliografia:

B. TRUBIANI, Il teatro comunale di Atri, Edizioni Menabò, Ortona (CH), 1999
E. SANTANGELO, Atri Guida storico-artistica alla città e dintorni, Carsa edizioni, Pescara, 2011

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